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GITA DI FINE STAGIONE, il tour dei rovi...

      I graffi di Zazà..

L'obiettivo era proporre qualcosa di nuovo, così dopo ricerche estenuanti, per la gita di fine stagione, il buon Chris ci propone una traccia nella zona del Lago di Candia, nelle terre dell'Erbaluce.

Ci fanno pure una gara ... sarà un posto frequentatissimo ... dovremmo essere in una botte di ferro.
Così di buon mattino ci presentiamo all'appuntamento, carichiamo le bici nei furgoni e partiamo.
La giornata è bellissima, la temperatura perfetta e dopo un'oretta di furgone cominciamo a pedalare.
Attraversiamo campi coltivati in direzione di una collinetta coperta da boschi, i giorni scorsi ha piovuto, e nei primi dieci minuti riusciamo a infangarci peggio dei bambini che giocano nelle pozzanghere.
Raggiunta la collinetta ci inoltriamo nel bosco, in un sali-scendi continuo il sentiero si fa evanescente, non siamo più in Piemonte, si sentono i richiami delle scimmie, forse è il Congo ... una giungla!


Seguire la traccia non è facile, il gps nella boscaglia non sempre è affidabile però un'indicazione di massima la da e il nostro infallibile senso dell'orientamento ci fa scovare antichi passaggi nei posti più impensati.
Raggiunto un boschetto dobbiamo abbandonare la labile sicurezza del gps perchè la nostra traccia passa in una zona impenetrabile dove pare sia caduto un meteorite, ci sono alberi sradicati e vegetazione impenetrabile in tutte le direzioni.. facciamo una deviazione per aggirare più l'area devastata, ci arrampichiamo alla bell'e meglio fino a ritrovare il sentiero.

A quanto pare siamo i primi dopo mesi a passare di qui, la giungla è infestata di rovi e ragnatele, Zazà avrebbe voglia di fermarsi e riempire lo zaino con le grosse castagne che coprono il sentiero, ma Rino preferisce testare la resistenza della nostra pelle e parte a fuoco in mezzo ai rovi.

Procediamo stoicamente nella boscaglia e dopo un tempo che pare interminabile scorgiamo i primi segni di civiltà ... delle case ... il miraggio di un bar e relativa birra fresca ... giungiamo a Barone Canavese.
Un passante con aria sconsolata ci rassicura sul fatto che sia un buco di posto senza bar, ma c'è una fontana nella piazzetta della chiesa. 


Vabbè almeno ci laviamo via il sangue dalle braccia, panino e via si riprende a pedalare. L'ultima parte di tracciato è piacevole, pochi rovi e sempre tante castagne (lasciate a terra ... sigh) sul sentiero incrociamo un paio di persone, le scimmie sono ormai lontane, attraversiamo le vigne, qualche campo ed arriviamo al furgone ... qui c'è il bar ... il barista non si ricorda che birra è ... ma è birra quindi va bene. 
Un'oretta di relax e siamo pronti a ripartire ... tutti votano per il bike-park del castello di Masino, feriti ma entusiasti ci dirigiamo verso l'ambita meta che però ... è chiusa ... una mandria di erbacultori occupa tutto il castello ... cioè questi vendono rose ... roba con le spine ... li guardiamo male, saliamo in bici e facciamo un giretto nei dintorni ... altre castagne lasciate a terra ... altre spine su gambe e braccia ... ne abbiamo a sufficienza, è ora di infilarsi in una sauna e rilassarsi un pò, il centro sportivo di Burolo è li a due passi, poi a Ivrea per aperitivo e cenetta. 

Insomma, è stata una questione spinosa ma ce la siamo spassata ... basta un pizzico di spirito d'avventura e la compagnia giusta per trasformare qualche piccola/grande avversità in puro divertimento.

Zazà