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TransAlpVdA - Finished!..

 

Quando si organizza un tour di più giorni come quello del Monte Bianco o come il TransAlpVDA, gli elementi che si devono considerare sono molti: la distanza, il dislivello, la scelta dei luoghi dove sostare, il trasporto bagagli, il meteo ecc. Una cosa che però non può essere preventivata è “il gruppo”: persone che a volte fanno conoscenza la mattina della partenza si ritrovano a vivere a contatto 24 ore al giorno per cinque giorni, a condividere la fatica della salita, il divertimento della discesa, i gusti a tavola e le notti nelle camere dei rifugi. Inevitabilmente la propria personalità deve fare i conti con quella dei compagni di viaggio e con le diverse motivazioni che spingono ognuno ad affrontare quella che comunque resta una piccola impresa. Infatti, che si tratti di sfida con noi stessi, che si tratti di voglia di conoscere nuovi posti con il mezzo che si preferisce, o ancora di far conoscere ad altri i propri luoghi, ogni partecipante cerca di portare a casa il proprio risultato.


Ed è così, che tra una pedalata e l’altra, parlando di bici e componenti si conoscono le vicende personali di ognuno e un tassello dopo l’altro si compone il puzzle delle vite dei compagni di viaggio.

Durante questo TranAlpVDA che ci ha visti pedalare per 230 km, salendo 9000 m. di dislivello in 5 tappe, con pioggia, vento, freddo e sole abbiamo avuto modo di conoscere persone a modo loro speciali, che hanno saputo sopportare la fatica, tacere quando magari avrebbero voluto arrabbiarsi, accettare le decisioni del gruppo quando magari avrebbero fatto diversamente, persone che ci hanno dato molto, consapevoli che quello che resterà a fine tour è un legame ben saldo nel tempo.

All’iniziale e unanime delusione del meteo che ha bagnato il primo giorno, negandoci la vista sul primo dei 4000 in programma, il Monte bianco, e superata la sequenza di problemi meccanici che si sono concentrati nel giro di 20 minuti, l’umore del gruppo sale con l’uscire del sole, la vista sulla splendida parete nord del Gran Paradiso e l'apparire delle stupende sculture in legno che Siro Viérin, scultore e gestore del Rifugio Fallère, ha distribuito lungo la strada di accesso.

Col cielo terso e il sole splendente la vita ha tutto un altro aspetto; quando poi si parte in discesa è ancora meglio, e così il secondo giorno ci porta a toccare il punto più basso di tutto il tour, attraversando il torrente Buthier per poi affrontare la salita più lunga circa 1800 m. di dislivello tutto d’un fiato! Da lì il traguardo sembra a portata, ma così non è, la strada è ancora lunga e raggiungiamo l’Ostello solo all’imbrunire. La disponibilità del gestore, una fantastica doccia calda e un esagerato piatto di pasta premiano tutti degli sforzi fatti durante la giornata. 


Il terzo giorno Alessandro e Matteo ci raggiungono portandoci un po’ di caldo. Oggi il programma prevede di stare a quote meno alte, con un lungo taglio che ci porta nella Valtournenche, al cospetto di sua maestà il Cervino, che però come il Monte Bianco e il Grand Combin decide di farsi desiderare. Raggiungiamo Antey e dopo essere saliti a La Magdelaine arriviamo a Chamois dove c’è una grande festa che rallegra tutti; raggiunto il Rifugio, Jacopo (il gestore) e i suoi colleghi ci fanno sentire a casa, permettendoci di lavare le bici che dopo tre giorni di fango sono irriconoscibili e servendoci un’ottima e abbondante cena. La serata davanti al caminetto acceso col suo effetto rilassante fa calare su tutti noi la stanchezza accumulata nella giornata. 

Siamo al quarto giorno, ci raggiunge l’ultimo componente del gruppo: Tony. Con lui partiamo destinazione Val d’Ayas, passando ai piedi del Monte Tantanè fino a raggiungere il fantastico ru Courthoud, che taglia la vallata fino a Saint-Jacques. Noi ne percorriamo solo una parte perché abbiamo un appuntamento con Matteo (che ci ha assistito durante il tragitto) e Zazà (fedelissimo del gruppo PleinAirMTB) che nell’area pic-nic di Champoluc ci aspettano con la griglia ancora calda e una birra fresca: un fantastico regalo!!! Le proteine dei Wurstel e degli spiedini di carne fanno più effetto sullo spirito che sul fisico. Salutati i nostri amici ripartiamo alla volta di quella che per questa notte sarà la nostra casa: con un po’ di salita e un po’ di “portage” raggiungiamo la meta. Anche oggi siamo stanchi ma soddisfatti!
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Ultimo giorno. Abbiamo un altro regalo: il cielo è limpido come non mai, riusciamo a vedere il Monte Rosa, il Cervino e addirittura le cordate di alpinisti che salgono sul ghiacciaio del Breithorn.
Salendo lungo le rampe delle piste da sci del comprensorio del Monte Rosa passiamo tra i vari stupendi laghi che disegnano il paesaggio, è impossibile non fermarsi a fare due foto. Incontriamo anche due ragazzi con la bici elettrica che su quelle salite particolarmente impegnative ci fanno un po’ di invidia, ma tant’è, pedalata dopo pedalata raggiungiamo la cima Coppi di tutto il Tour.
Per qualcuno questa salita è stata una sfida con sé stesso e averla portata a termine in sella rappresenta una vittoria che strappa un po’ di commozione e qualche abbraccio.
Da qui è tutta discesa; prima su strada sterrata, poi su sentiero raggiungiamo Gressoney-Saint-Jean dove ci concediamo una meritata pinta di birra. Il TransAlpVDA sta per concludersi, e decidiamo di far scorrere le ruote degli ultimi km sull’asfalto per arrivare in tempo alla stazione Pont-Saint-Martin e prendere il treno di rientro su Aosta.

Come nel rugby c’è il terzo tempo, nel quale il giocatori terminata la partita festeggiano insieme, noi decidiamo di fare la 6° tappa all’Agriturismo la Reina di Pollein dove davanti a un’ottima cena tipica ripercorriamo l’esperienza appena conclusa che ci ha visti tutti FINISHERS!..

Christian

 

   FINISHERS!